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Ponte

Trascendere i profeti (AS) e i messaggeri (AS) da ogni caduta

In breve

L'Isma dei profeti e dei messaggeri è una necessità razionale e coranica, perché Allah ha comandato la loro obbedienza assoluta e li ha costituiti argomenti per la creazione; non è concepibile che da loro proceda ciò che distrugge la fiducia nella rivelazione o ledere il fine della guida.

Dopo aver compiuto nelle indagini precedenti un’esplorazione delle profondità del rango celeste del Messaggero di Allah, massimo Profeta e sigillo dei profeti Muḥammad (), e aver chiarito il suo grado esistenziale che ne fece la causa dell’abbassamento e dell’elevazione e il tramite dell’effusione divina sugli esseri, abbiamo ritenuto necessario, dal punto di vista dottrinale e conoscitivo, aggiungere un’esposizione sulla trascendenza dei profeti e dei messaggeri precedenti (pace su tutti loro).

Il rango della profezia è uno nel suo essenza e nella sua responsabilità, e la custodia del rango del sigillo non si compie se non custodendo la maestà e i ranghi dei suoi fratelli tra i profeti e i messaggeri; poiché il dubbio sulla purezza di uno di loro è una breccia nel muro generale della profezia e una demolizione del modello divino che Allah ha costituito argomento per la Sua creazione.

Qui occorre indicare, storicamente e scientificamente, che questo metodo dettagliato nello scomporre i versetti ambigui e nel difendere i profeti non è figlio di conclusioni vaganti, ma è interamente tratto e fondato sui dibattiti del sapiente della famiglia di Muḥammad, l’Imam ʿAlī ibn Mūsā al-Riḍā (148–203 A.H. / 765–818 d.C.) (), nel consesso di al-Maʾmūn al-ʿAbbāsī (170–218 A.H. / 786–833 d.C.); l’Imam vi pose le grandi regole interpretative e linguistiche su cui i dotti sciiti hanno costruito le loro dimostrazioni, e che scomponiamo in questo articolo.


1. Le dimostrazioni razionali e tradizionali degli famiglia del Profeta (AS) nell’affermare l’Isma

Gli Imam degli () si distinsero per aver posto regole argomentative solide che si appoggiano al coranico inequivocabile e alle conseguenze puramente razionali per respingere ogni calunnia attribuita ai profeti; queste dimostrazioni si manifestarono con chiarezza nelle argomentazioni dell’Imam al-Riḍā () contro i suoi oppositori:

1. La dimostrazione dell’obbligatorietà dell’obbedienza assoluta e dell’impossibilità della contraddizione

Gli Imam () argomentarono con i versetti del comando di obbedienza, come le parole dell’Altissimo:

« Obbedite ad Allah e obbedite al Messaggero. » (Sura 4 : 59)

  • Il senso della dimostrazione razionale: il comando divino di obbedire ai profeti è venuto in modo assoluto e generale, senza limitazione. Se fosse ammesso che il profeta possa errare o disobbedire, i credenti cadrebbero in una contraddizione razionalmente impossibile: obbedire al profeta mentre egli erra significherebbe obbedire alla disobbedienza, il che è impossibile perché Allah non comanda l’indecente; disobbedirgli significherebbe infrangere il comando divino di obbedirgli assolutamente. Affinché il fine del precetto si realizzi, è necessario per ragione pura che il profeta sia infallibile e puro, e che da lui non proceda se non la verità.

2. La dimostrazione del «patto di Allah non raggiunge gli ingiusti»

È la dimostrazione su cui gli Imam () insistevano, appoggiandosi alle parole dell’Altissimo a Ibrāhīm ():

« Disse: Ti costituirò imam per gli uomini. Disse: Anche dalla mia discendenza? Disse: Il Mio patto non raggiunge gli ingiusti. » (Sura 2 : 124)

  • Il senso della dimostrazione: disobbedienza e peccato, nella logica coranica, sono «ingiustizia» manifesta, verso se stessi o verso la verità. Il versetto nega in modo decisivo che il patto di Allah — la profezia, il messaggio e l’ — raggiunga chiunque si sia macchiato di ingiustizia in qualsiasi momento della sua vita. I profeti, avendo ricevuto questo patto, sono infallibili dall’ingiustizia e dal peccato per tutto il cammino della loro esistenza.

3. La dimostrazione dell’impotenza di Iblīs (l’eccezione dei purificati)

Il narra la confessione esplicita di Iblīs:

« Disse: Per la Tua potenza, li svierò tutti, eccetto i Tuoi servi sinceri tra loro. » (Sura 38 : 82-83)

  • Il senso della dimostrazione: Satana confessò l’interruzione del suo artificio e la caduta dei suoi strumenti di seduzione al rango dei «purificati», cioè coloro che Allah ha scelto per Sé. I profeti sono l’élite dei purificati per testo dei versetti; su questa base è impossibile, ontologicamente e legislativamente, che Satana penetri nella loro volontà per farli cadere in disobbedienza o caduta.

2. La visione filosofica ontologica dell’Isma

I filosofi e i saggi sciiti non si fermarono ai limiti delle prove teologiche, ma spiegarono l’ quale «realtà esistenziale» e facoltà conoscitiva dominante, ispirandosi alla profondità conoscitiva tramandata dall’Imam al-Riḍā ():

1. Ṣadr al-Dīn al-Shīrāzī (Mullā Ṣadrā, 979–1050 A.H. / 1571–1640 d.C.): la facoltà dell’anima sacra purificata

Il fondatore della ritiene che l’ non sia una coercizione esterna che annulli la scelta del profeta, ma una facoltà psichica radicata che nasce dalla purificazione dell’anima del profeta e dal suo collegamento all’«Intelletto agente» (lo spirito santo).

Poiché la disobbedienza nasce filosoficamente dal predominio delle forze corporee, come desiderio e ira, sulla forza razionale, l’anima del profeta, giunta al grado dell’anima sacra luminosa, si è illuminata del tutto, sicché il peccato non può procedere da essa per impossibilità che l’intelletto elevato si sottometta al desiderio oscuro.

2. al-ʿAllāma al-Ṭabāṭabāʾī (1321–1402 A.H. / 1904–1981 d.C.): la dimostrazione della conoscenza testimoniale presenziale

Il filosofo e commentatore ha formulato la realtà dell’ attraverso la natura della conoscenza e della coscienza. L’uomo comune disobbedisce perché cade nell’ignoranza e nell’oblio, vedendo nel peccato un «piacere momentaneo» e perdendo di vista il castigo.

Il profeta, invece, possiede una conoscenza immanente e presenziale: egli testimonia le verità delle cose e del loro mondo celeste; vede la disobbedienza nella sua realtà ontologica come mangiare braci o ingoiare veleno amaro. Come l’uomo comune è infallibile «per necessità» dal gettarsi nel fuoco per la sua conoscenza certa della rovina, così il profeta è infallibile dal peccato perché la sua visione ontologica dei mali impedisce alla sua volontà di orientarsi verso il ripugnante in modo assoluto.

3. lo Shaykh al-Raʾīs Ibn Sīnā (370–428 A.H. / 980–1037 d.C.) e al-Muḥaqqiq al-Ṭūsī (597–672 A.H. / 1201–1274 d.C.): la forza intuitiva e la grazia obbligatoria

Ibn Sīnā stabilì che i profeti possiedono una «forza intuitiva» straordinaria che riceve le conoscenze in un colpo solo, il che rende la loro rappresentazione dei vizi impossibile e intrinsecamente ripugnante. Il Khawāja Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī confermò che l’ è una «grazia divina» che la ragione impone per preservare il fine della missione, e che nasce dalla purezza dell’intelletto del profeta, dalla sua conoscenza dei mali delle disobbedienze e dalla rettitudine dell’anima infallibile concessagli.


3. Scomporre e confutare le obiezioni e i versetti ambigui

Il metodo adottato nel respingere le obiezioni consiste nel ricondurre l’ambiguo all’inequivocabile e nel comprendere la rettorica della lingua araba e le sue metafore. La storia registra lo Shaykh al-Ṣadūq (306–381 A.H. / 918–991 d.C.) nel suo ʿUyūn akhbār al-Riḍā, fonte maggiore, quando al-Maʾmūn al-ʿAbbāsī (170–218 A.H. / 786–833 d.C.) chiese all’Imam al-Riḍā (148–203 A.H. / 765–818 d.C.) ():

«O figlio del Messaggero di Allah, non è forse da voi che i profeti sono infallibili?».

Rispose:

«Sì».

Al-Maʾmūn cominciò a presentare i versetti, e l’Imam () li scompose uno per uno come segue:

1. La storia di Adamo (AS) e il mangiare dell’albero

  • L’obiezione: l’argomento basato sull’apparente significato del versetto:

« Adamo disobbedì al suo Signore e si smarrì. » (Sura 20 : 121)

  • Lo scomporre e la trascendenza secondo al-Riḍā: l’Imam al-Riḍā () chiarì che il divieto dell’albero era un divieto orientativo, come il consiglio del medico, non un divieto legislativo vincolante; il Giardino non era una dimora di precetto e di Legge, e il precetto cominciò dopo la discesa. Disobbedienza in lingua è il non seguire il consiglio di chi consiglia, e «faghawā» significa che il suo agiato felice si corrusse e la sua condizione si rese angusta uscendo verso la fatica della terra. L’Imam spiegò anche che il suo atto avvenne dopo che Iblīs gli giurò il falso, e Adamo non immaginava che qualcuno tra le creature di Allah giurasse il Suo nome mentendo.

2. La storia di Mosè (AS) e l’uccisione dell’egiziano

  • L’obiezione: l’argomento basato sul versetto:

« Questo è opera di Satana. » (Sura 28 : 15)

e sulle sue parole:

« Lo feci allora, e ero tra gli smarriti. » (Sura 26 : 20)

  • Lo scomporre e la trascendenza secondo al-Riḍā: l’Imam al-Riḍā () chiarì che Mosè () non intendeva l’omicidio premeditato in assoluto, ma intervenne per soccorrere un oppresso che chiedeva aiuto e colpì l’egiziano, cioè lo spinse con il palmo per respingerlo; l’uomo morì per errore, per la debolezza della sua costituzione. Le sue parole «questo è opera di Satana» alludono alla contesa e al combattimento tra i due uomini, non alla sua azione, oppure al vicolo cieco e alla stretta che avrebbe dato a Faraone un pretesto per inseguirlo. Quanto a «e io sono tra gli smarriti», il senso retorico che l’Imam chiarì è «gli incauti o gli inconsiderati delle conseguenze»; cioè l’ho fatto senza sapere che quel colpo avrebbe causato la sua morte: lo smarrimento qui è l’assenza dalla conseguenza dell’azione, non lo smarrimento dottrinale.

3. La storia di Giona (AS) e l’abbandono del suo popolo

  • L’obiezione: l’argomento basato sul versetto:

« Pensò che non lo avremmo trattenuto. » (Sura 21 : 87)

e sul suo riconoscimento:

« In verità, fui tra gli ingiusti. » (Sura 21 : 87)

  • Lo scomporre e la trascendenza secondo al-Riḍā: l’Imam () chiarì che Giona non si adirò con il suo Signore ma con il suo popolo per la loro ostinazione. L’Imam interpretò «che non potremo trattenerlo» tornando alla ricchezza della lingua araba: deriva da «qadr» nel senso di restringere, come nel versetto:

« Allah amplia il sostentamento a chi vuole e lo restringe. » (Sura 13 : 26)

Cioè pensò che non lo avremmo ristretto con un fermo o un vicolo cieco per la sua uscita senza permesso esplicito. Il suo riconoscimento di ingiustizia è l’ingiustizia verso se stesso per aver abbandonato il migliore, cioè si è posto in questa stretta e in questa angustia, nel ventre della balena, per la sua fretta, e non è un peccato legislativo.

4. Le obiezioni riguardo all’Isma del Profeta Muḥammad (PBDSL)

  • Il versetto del perdono:

« Affinché Allah ti perdoni ciò che precedette del tuo peccato e ciò che seguirà. » (Sura 48 : 2)

L’Imam al-Riḍā () spiegò nel consesso in modo che stupì i presenti: il peccato qui non è un peccato agli occhi di Allah, ma il peccato agli occhi dei pagani di Quraysh, che vedevano nel suo invito all’Islam e nella svalutazione dei loro idoli un crimine imperdonabile e una vendetta antica. Allah gli perdonò questo «peccato» con l’apertura di Mecca, dove la loro forza si dissolse e si arresero, sicché non poterono più ritenerlo responsabile o chiedergli vendetta.

  • Il versetto dello smarrimento:

« Ti trovò smarrito e ti guidò. » (Sura 93 : 7)

L’Imam al-Riḍā () guidò la comunità a comprendere che lo smarrimento qui significa «l’oscurità, l’anonimato e l’assenza di notorietà»; disse:

«Ti trovò inattivo e sconosciuto in un popolo che non conosceva il tuo merito, e li guidò verso di te».

Nella scuola della Famiglia si disse anche: ti trovò in cerca ansiosa dei dettagli della Legge e delle norme dell’invisibile e ti guidò con la rivelazione; il Profeta era un monoteista compiuto fin dalla sua infanzia e non si macchiò mai di ignoranza pagana.

  • Il versetto del perdono (permesso ai ipocriti):

« Allah ti ha perdonato; perché hai dato loro il permesso? » (Sura 9 : 43)

Le tradizioni legate all’Imam al-Riḍā ricordano che questo stile retorico si chiama «aprire il discorso con invocazione e onore» ed è per la lode, non per il biasimo, come quando si dice: Allah ti preservi, perché ti sei affaticato e sei venuto da me? Il permesso del Profeta agli ipocriti era conforme all’interesse pieno per la sua conoscenza della loro ipocrisia, e il rimprovero è apparente per mettere in luce la turpitudine degli ipocriti.

  • La regola del discorso retorico: ogni versetto la cui apparenza è un rimprovero severo, come:

« Se associ, certamente sarà vanificata la tua opera. » (Sura 39 : 65)

è soggetto alla grande regola seguita dagli Imam ():

«A te mi rivolgo, ma ascolta tu, vicina».

Il discorso è apparentemente rivolto al Profeta per mostrare la gravità dell’affare e la grandezza della responsabilità, ma il senso e il destinatario reale sono la comunità e la sua custodia; il Profeta è trascendente per essenza dal politeismo e dall’ignoranza.


4. L’originalità dottrinale della scuola degli famiglia del Profeta (AS)

Chi osserva con attenzione la mappa delle religioni e delle scuole scopre una verità evidente: la scuola degli (), lo sciismo imamita, si è distinta e ha monopolizzato la difesa assoluta e rigorosa dell’ dei profeti ().

Se guardiamo alle altre religioni celesti, come l’ebraismo e il cristianesimo, attraverso i testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, le troviamo aver attribuito ai profeti grandi peccati e turpitudini di condotta che fanno arrossire. Se volgiamo lo sguardo alle altre scuole sunnite, troviamo che la loro credenza ammette per i profeti piccoli peccati, e talvolta grandi peccati prima della missione; hanno ammesso per il Profeta Muḥammad () grave incertezza, oblio nella preghiera, caduta sotto l’influenza della stregoneria, e persino errore interpretativo nella legislazione e nella politica, come la storia dei prigionieri di Badr o della pollinazione delle palme, e hanno fatto di ʿUmar ibn al-Khaṭṭāb (40 anni prima dell’Hegira–23 A.H. / 584–644 d.C.) in alcune circostanze più corretto nel giudizio del Messaggero di Allah () infallibile.

Sola la scuola dello sciismo, discepola di ʿAlī (23 anni prima dell’Hegira–40 A.H. / 599–661 d.C.) () e di al-Riḍā (148–203 A.H. / 765–818 d.C.) () e dei puri Imam (), si è eretta come baluardo impenetrabile che nega ai profeti e ai messaggeri () ogni difetto, ogni macchia, ogni incertezza o oblio, mostrando la bellezza divina più compiuta nella sua élite eletta, in tutela dell’autorità assoluta della rivelazione.


Conclusione e preparazione allo studio successivo

Giungendo a questa tappa conoscitiva, per grazia di Allah e con il Suo aiuto, abbiamo consolidato un altro anello della serie di queste grandi indagini dottrinali: le dimostrazioni si sono stabilite, le prove si sono rafforzate sull’affermazione dell’origine della profezia e del messaggio, sull’erezione dei ranghi elevati dei profeti e dei messaggeri (), sull’arrivo al rango del loro sigillo e occhio della loro perfezione Muḥammad (), e sull’affermazione della loro assoluta e della loro purezza totale da ogni impurità, incertezza e caduta, guidati dalle luci interpretative diffuse dall’Imam al-Riḍā ().

Questa costruzione solida ci pone direttamente di fronte a una verità evidente e a una domanda urgente e oggettiva: se la fonte divina è una, e i profeti sono infallibili e puri nel trasmettere la stessa verità monoteistica pura, da dove proviene questa moltitudine di religioni, scuole, comunità e correnti che oggi travaglia l’umanità?

Sulla base di quanto precede, discuteremo nello studio successivo: «il fenomeno della molteplicità delle religioni e le cause delle loro differenze attuali»; il fine originario e il punto di partenza della religione furono diversi e molteplici dal cielo? Oppure la religione fu una nel suo nucleo puro, e poi vi si aggiunsero differenze e frammentazioni per effetto degli scarti umani, delle passioni e delle falsificazioni storiche dopo la partenza dei profeti? Questo è ciò che esamineremo in dettaglio nel prossimo contributo.

Il dubbio sulla purezza di uno dei profeti è una breccia nel muro generale della profezia e una demolizione del modello divino che Allah ha costituito argomento per la Sua creazione.